Nuovo disco in arrivo per gli Human Colonies. Guarda il Teaser! (Mastering Online, Studio di Mastering, Online Mixing)

Possiamo finalmente annunciare che il nuovo disco degli Human Colonies uscirà il 23 Aprile con MiaCameretta Records e Lady Sometimes Records. Asap Arts si occuperà della promozione e del booking. Intanto ecco un piccolo assaggio…
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Crevasse: Il nuovo Video di P. in anteprima su SentireAscoltare! (Mastering Online, Studio di Mastering, Online Mixing)

https://sentireascoltare.com/video/p-crevasse/

Crevasse è un brano estratto da Last Entry in the Ship’s Log, EP di P. (ovvero Piermaria Chapus, co-fondatore e una delle due voci dei MiceCars), in uscita il 19 marzo 2018 per MiaCameretta Records. Il video, interamente girato nel novembre 2017 a Upernavik, in Groenlandia, è stato diretto dalla regista di origine danese/groenlandese Ivalo Frank, direttrice del Greenland Eyes Festival e autrice di film quali Anahi´s Room (2017), Open (2012) e Echoes (2010).

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P. – Last Entry in the Ship’s Log in anteprima su DLSO! (Mastering Online, Studio di Mastering, Online Mixing)

https://www.dlso.it/site/2018/03/16/last-entry-in-the-ship-s-log-p/

Last Entry in the Ship’s Log è il primo Ep di P.

Mix Online: Touché di Mèsa è disco della settimana su Rockit! (Mastering Online, Studio di Mastering, Online Mixing)

https://www.rockit.it/recensione/41013/mesa-touche

05/03/2018 di Natan Salvemini 

Di questi tempi una cosa che ci viene piuttosto bene è lamentarci. Il lamento, il 90% delle volte, è causato dal fatto che le cose e la realtà non corrispondono all’ideale che ci aspettiamo. Il lamento deriva da una aspettativa tradita, che ci porta a cercare inevitabilmente qualcos’altro.
Si potrebbero fare una miriade di esempi, a cominciare dall’assurdo turnover della cosiddetta classe dirigente. L’instabilità dei nostri governi, dei nostri rapporti, dei nostri lavori e in generale delle nostre vite rispecchiano l’instabilità che ci portiamo dentro. Una cosa positiva però il lamento ce l’ha. Si tratta infatti del preludio al cambiamento.
Il nostro problema, forse, in questa contemporaneità, è che spesso tutte le energie sono rivolte al dissenso (il più delle volte un dissenso da tifoseria) e molto poco agli sforzi razionali per capire cosa non funziona o alla ricerca delle eventuali soluzioni da adottare.

Anche lo stato dell’arte la dice lunga su chi siamo e come lo facciamo. In questo momento propizio per la musica prodotta dalle etichette indipendenti italiane rifiutare la novità, e rimpiangere i tempi che furono, non è un atteggiamento costruttivo.
Così come abituarsi alle cose, abituarsi a chi siamo, senza fare nulla per innovare (termine ormai abusato dal mondo aziendale e politico) ma soprattutto senza fare nulla per suscitare ciò che ci fa esser lieti di esistere e che il più delle volte ci muove: lo stupore e la bellezza.

Abituarsi è l’arte di arrendersi”. Non l’ho scritto io, ma Mèsa.
Già dalle primissime note di “Non me lo ricordavo” ci ritroviamo catapultati in un mondo cangiante, che altri non è che quello in cui stiamo vivendo. Non è il brano migliore del disco questo, eppure ne è una specie di manifesto: c’è uno strano rapporto, di mutuo supporto, che intercorre tra le parole utilizzate da Mèsa nelle sue canzoni, la voce particolarissima ma a modo suo classica, e la metrica che, a un primo ascolto, potrebbe anche disorientare. Come se i testi eclettici e la vitalità stilistica vocale facessero da traccia alla musica e viceversa.
“Lividi a Pois”, “Un esercito orizzontale” e “Il mare tra il dire e il fare” sono tutti brani caratterizzati da una apparente semplicità, dove si alternano immagini oniriche ad argomenti e parole che mi fanno pensare, quantomeno nell’attitudine, a certo punk californiano anni ’90, in cui tematiche postadolescenziali si mescolano a immagini emozionali. Penso a un album come “Acoustic”, di Joey Cape dei Lagwagon e Tony Sly dei No Use For a Name e a brani come “International You Day” o “Violins”.

“A chi” è un inno al desiderio enorme che ci portiamo dentro. Un’ode a chiunque non si accontenti delle risposte che il mondo ci dà, di “un’ora che non è mai quella giusta” e di qualcosa che sempre “è troppo grande per entrare nel cuore”. Il pezzo più bello di tutto “Touché”.

Mettiamo il caso che un giorno mi sveglio / e quando alzo la serranda / tutto quello che riesco a vedere fuori dalla finestra / sono le cose che non ho”: “Le metamorfosi dell’aria” è forte di una delicatezza capace di sciogliere qualunque resistenza.
In “Canzone retorica” e “Morto a galla” balza subito all’occhio la Mèsa più malinconica e, nonostante la scelta di certi cambi di ritmo un po’ avventati e gli stop & go non precisissimi, che senz’altro miglioreranno nel tempo, non si può dire di certo che il risultato finale non sia degno di un esordio. Si tratta di due tracce (e in un certo senso di un po’ tutto “Touché”) che potrebbero funzionare come un mosaico. Un’opera variopinta composta di infiniti tasselli, di disegni apparentemente semplici, quasi stilizzati, eppure articolati, che a volte spiazzano e che possono essere ammirati nei tanti dettagli oppure, prese le giuste distanze, da una lontananza valorizzante.
“Tutto” è l’ultimo colpo di coda energico di un’anima anarchica che ha tanta voglia di fare musica. La conclusione di questi quarantacinque minuti decisamente attraenti è lasciata a “Oceanoletto”: brano che ha l’aspetto della quiete dopo la catarsi.

Ma quanti sbagli fai. Non me lo ricordavo”. Lo dico a chi si lamenta. Poi lo dico anche a me. Che bello sarebbe ricordarseli tutti, i propri sbagli, che sono così tanti. Non per buttarsi merda addosso o per fare autocritica sterile e tentare di pulirsi le coscienze. Ma perché, non sarebbe forse questo il primo passo per il miglioramento? E quindi brava Mèsa che lo dice con le sue parole e la sua musica. Un esordio, questo, che è come uno schiaffo. Di quelli che si danno alla gente per svegliarla.

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Il nuovo disco di MéSA recensito su Stormi! (Mastering Online, Studio di Mastering, Mix Online)

http://www.stormiblog.it/venti-siberiani-cose-nuove-e-il-vero-freddo-che-dobbiamo-temere/

Venti siberiani, cose nuove e il vero freddo che dobbiamo temere

Tutto questo casino per un vento del nord mi sembra eccessivo e anche un po’ ipocrita. Parlo di ipocrisia perché in realtà – è inutile che ce la raccontiamo – noi siamo decisamente abituati al freddo. Non intendo il freddo atmosferico, quello è un qualcosa di passeggero, di cui si parla solo qualche mese all’anno. Il freddo che dico io è un freddo che si approssima a essere perenne. Un freddo che non si cura con bagni di sole e temperature tropicali. Sto parlando del freddo che spesso ci portamo dentro.
In diversi ora starete immaginando l’ennesimo pippone retorico di Natan e forse, mi dico tra me e me, non avete tutti i torti. Ad ogni modo pensavo che i venti caldi e freddi si susseguono tra di loro, così come le stagioni, anche se a ritmi più lenti e ponderati, mentre al contrario il nostro bisogno di emozioni e di storie permane sempre ed è conteso continuamente tra milioni di cose che la società attuale – purtroppo quasi sempre per scopi di lucro – vorrebbe propinarci e farci piacere.

Questo continuo bombardamento di “Ehi, hai visto che roba? È unica e non tornerà mai più” ci rende più sterili e aridi di un deserto. A chiunque, soprattutto nei momenti più difficili, sarà capitato di chiedersi: perché più niente mi emoziona? Perché mi sento tante volte indifferente e nulla mi smuove? Perché tutto mi sembra così dannatamente limitato?

Mi accorgo sempre più spesso che oggi, quando si parla della cura della persona, si pensa a tutto: sport, salute mentale, cibo sano, libertà ed emancipazione, diritti e doveri, etc. In pratica si pensa a qualunque cosa e si crede di non tralasciare niente.

La cosa peggiore che ci può capitare nella vita è essere distratti. E oggi non esserlo è quasi impossibile. Ci sono due forme di distrazione. Quella che ti aiuta a ricordarti delle cose e quella che invece ti fa dimenticare di tutto. Non ce n’è una positiva e una negativa. Entrambe le due forme sono necessarie. Certo però la tendenza attuale è quella di distrarsi per dimenticare. E quando la dimenticanza prende il sopravvento sul ricordo e la memoria, si perde di vista la propria identità. A quel punto significa che è arrivata l’ora di porsi un problema.

Qualche giorno fa ho ripreso tra le mani un gran libro, la storia che lo compone è una storia che ha un aspetto apparentemente semplice, ma in realtà nasconde sotto la scorza labile del romanzo incompiuto uno spessore e una domanda enormi.

David Foster Wallace ne “Il re pallido” scriveva: “Signori, benvenuti nel mondo della realtà: non cè pubblico. Nessuno che applauda, che ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. Nessuno se ne interessa”.

Questo è un po’ quello che volevo muovesse e portasse con sé la mia scrittura parlando di musica.

Questa volta, nel settimanale flusso delle nuove uscite, comincio da un rapido e comodo elenco di album di livello. Sono usciti in questa settimana un numero enorme di dischi. Primo tra tutti l’edizione 2.0 di “Polaroid” del duo romano Carl Brave x Franco126. Poi ci sono “L’AB” di Beatrice Antolini, “Gok Art” dei Kafka sui pattini oppure Her Skin con Find a place to sleep. E vi invito ad ascoltare il disco d’esordio dei Cucineremo Ciambelle “Fingere di essere ciò che si è perché merita davvero per il modo delicato di raccontare una generazione senza scadere in facilonerie e vanno quindi, per questo, tenuti d’occhio.
Oppure My Girl is Retro usciti con “Bordopiscina, che mi incuriosiscono.
E poi ancora Siberia che, al di là di qualche brano un po’ ripetitivo, confezionano un album, questo “Si vuole scappare”, notevole: di cui esce oggi la clip del nuovo singolo “Cuore di rovo”. Ci sono gli One Dimensional Man di Pierpaolo Capovilla che escono con il nuovo album “You don’t exist vagamente stanchi: non mi hanno, devo dire, entusiasmato. Mi convince invece molto di più “Il primato dell’immaginazione” di Fiumani, lavoro riflessivo e curato. O i Klune, che con un lavoro solido come “Night moves”, non deludono le aspettative. O i Tante Anna usciti da pochissimo con “G un ep notevole, come qualunque altro loro lavoro.
Ma i due album decisamente promossi di questa settimana sono “Tregua” di Felpa, carico di una poesia capace di stravolgere chiunque. Vi sfido, ascoltandolo, a restare freddi o indifferenti. E “Himalaya” di Gigante, uno degli esordi più importanti del mese.
Tra i nuovi dischi che meritano c’è anche “Moscow 1” dei Lions in a Coma.

Nel frattempo anche i Baustelle hanno annunciato l’uscita di “L’amore e la violenza vol. 2” per il 23 di marzo, mentre Cesare Cremonini con “Nessuno vuole essere Robin” lancia il brano forse più bello di tutto il suo ultimo disco. Sul fronte del piccolo schermo Manuel Agnelli ha esordito con una grande prima puntata di “Ossigeno” su Rai 3: musica pura e snob, interviste esistenzialiste, e il Manuel più televisivo. Pochissimi momenti morti. Insomma un vero gioiellino. E, piccola parentesi di cronaca, gli Eugenio In Via di Gioia salvano le sorti di un viaggio su un Italo diretto verso Roma, in ritardo a causa del maltempo, improvvisando un concerto tra l’entusiasmo dei passeggeri e della guest star Gigi Marzullo.

C’è HÅN, probabilmente una delle cose migliori degli ultimi mesi, con un video “1986” che ti prende per mano e ti accompagna in un mondo appartato.

La Municipàl se ne esce con un b-side di valore intitolato “Lampadine”. Così come mi piace moltissimo la svolta italiana degli Auden, con il nuovo singolo “Finita così”, estratto del nuovo ep dal titolo molto ingannevole “Non ti piacerà”.

I fratelli Campetti commuovono con “L’indiano”, ultimo estratto dal nuovo e futuro album degli Intercity.

Ci sono poi Katres con il singolo Sei”, che sfocia in un album, “Araba fenice”, senza dubbio valido e Caso con “Strade minori”, bellissimo, così come convince l’ultimo singolo di Mèsa, per Bomba Dischi, un “A chi” incantevole:

See Key con “Tornerò” mescola sonorità con altissimo rischio di già sentito e invece si salva in corner con una produzione che per essere totalmente fatta in casa è di un certo livello.

Di Ombre Cinesi è invece “Cose sconosciute” che meriterebbe una menzione a parte per l’impegno. Traccia ancora migliore dell’ultimo estratto.

Dei ≈ Belize ≈ bellissima Fisher Price, che a proposito del vento gelido di cui parlavo nellincipit di questo post, è in grado di spazzare via tutto allimprovviso, come una sottile ma decisa brezza di inizio maggio.

The Zen Circus con Il fuoco in una stanza” fa ben sperare sulle sorti del nuovo disco imminente.

Così come anche il nuovo pezzo dei Ministri Tra le vite degli altri mi piace, più del primo uscito qualche settimana fa, in attesa del resto dell’album.

Spacca lultimo singolo di CRLN In un mare di niente appena uscito. Mentre una new entry che mi ha convinto sono i Diari della fine usciti da qualche giorno con un singolo meritevole Internos. Ci vedo dentro tanti ascolti di livello. Ottima prod. anche per il clip, non scontato per degli emergenti al primo pezzo.

Oppure ancora Francesco Sbraccia con il singolo La tua qualità. Di una delicatezza rara, figlio delle cose migliori di cantautori del calibro di Fabi. Così come riesce a convincermi An early bird, che con Warning signs” colpisce per l’aspetto tutt’altro che emergente.

Assolutamente promosso questa volta Cimini con Sabato sera, che riesce infine a sciogliere il mare ghiacciato dentro di me:

In questo mese sono successe tante cose bellissime.
Da pochissimo ad esempio mi trovate anche su Dance Like Shaquille O’Neal con una rubrica mia che si chiama “Paese” – il nome è tratto da una canzone dei Fine Before You Came  dedicata alle cose italiane appena uscite e che vale la pena non perdersi.

Domani sera invece alle ore 21.30 sarò ospite del programma di Marisa Simonini L’impresa eccezionale” su Bangbangradio di Lodi: parlerò di Stormi e di musica indipendente italiana. Potrete seguire lo streaming qui.

Tra i bocciati di questa settimana ci sono i VAT VAT VAT con Audace come l’amore”, saranno gli arrangiamenti forse un po’ facili e certe soluzioni scontate. Resto in attesa comunque di tempi migliori, perché la band sembra avere, quanto meno, le idee chiare.

Gazzelle, con tutto il bene che gli voglio, con questo nuovo singolo mi fa temere della direzione che sta prendendo. Ne sono certo, qualcuno apprezzerà senzaltro lo stile dei nuovi arrangiamenti, sicuramente più pop e meno acidi dei pezzi di Superbattito. Io però, lo dico, preferisco il Gazzelle meno sinfonico e più lisergico.

Anche Frenetik & Orang3, feat. Coez questa volta, con Migliore di me” non mi convincono totalmente. Non dico che il pezzo non meriti attenzione, però penso che raggiungere il risultato di Interrail sia meno semplice di ciò che si possa pensare.

Mi deludono anche i Voina, con questa nuova Hype”, in cui cè un dissing molto superficiale sulle stelline sugli occhi che usa solitamente Gazzelle. A suo tempo avevo già stroncato su Mescalina il loro ultimo Alcol, schifo e nostalgia e mi dispiace dover confermare ciò che avevo detto. Vorrei più profondità, vorrei più calore, invece anche questa volta ci si deve accontentare di un brano dallaspetto immediato. Confido nelle prossime cose. La speranza è sempre lultima a morire.

Ultimi bocciati della settimana Bombay con Quante stelle: prova del fatto – se ci fosse il bisogno di dirlo – che la simpatia e la spigliatezza non bastano per creare un lavoro di livello. Un tirar via che si spera possa svanire nel tempo. E Cartabianca con Stramalodio”: quando si dice mancare totalmente di originalità.

Concludo questa carrellata con due chicche strumentali per rifarci la bocca. Il primo è il nuovo singolo dei Machweo e vi riappacificherà con il resto del mondo. Si chiama Chant. Il secondo non è un brano, ma una filosofia di vita. Vale la pena vedere tutto il video, girato per BalconyTV a Bologna, fino alla fine. Lui è Marco Mela e il titolo del lungo solo è Cosmica risonanza e racconta di come la musica possa trasformarsi in un modus vivendi.

Non so se con questo post pieno di cose possa aver contribuito in qualche modo a scaldarvi dal vento gelido fuori (ma soprattutto da quello dentro). Vi ricordo che potete seguire il mio blog personale Stormi anche su FacebookInstagram e Spotify, dove trovate una  playlist  con dentro le cose migliori che segnalo ogni settimana.

Approfitto per ricordare a chi vuole farmi sentire la sua musica o vuole che il suo ufficio stampa me la invii che potete scrivermi a questa mail: natan.salvemini@gmail.com o in dm direttamente sul mio Facebook personale o sulla pagina di Stormi.

Vi do appuntamento alla prossima settimana con un nuovo post.
Nel frattempo copritevi bene.