Il nuovo disco dei Black Tail recensito su Ondarock! (Mastering Online, Mix Online, Studio di Mastering)

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Come trasformare la fragilità in un punto di forza rivestendola di strati morbidamente elettrici, come decodificare la grammatica della moderna Americana e modellarla con estro fuori dal comune, come ricominciare ogni volta da zero ottenendo sempre risultati importanti.
Chiusa l’esperienza Desert Motel, Cristiano Pizzuti riordinò le idee, radunò pochi fidati amici e, Telecaster a tracolla, compose quel bignamino di sensibilità alt-folk-rock che fu “Springtime“. Ma per giungere a “One Day We Drove Out Of Town” (titolo che richiama con forza tanto il desiderio di fuga dei personaggi delineati da Springsteen quanto certe visioni del giovane Neil Young) il percorso è stato tutt’altro che semplice.

Dalle difficoltà – si sa – nascono i dischi migliori e, fra una trasferta a Boston e il lavoro (quello “vero”, perché negli anni Dieci non è concesso vivere di sola musica) di grafico, Cristiano si è ritrovato in solitudine con il fido batterista Roberto Bonfanti a terminare le registrazioni dell’album come duo.
Nell’economia del progetto questa esigenza non voluta ha reso centrale il ruolo delle chitarre (oltre che ovviamente della voce narrante) di Cristiano e del drumming mai così descrittivo di Roberto; i contributi di Simone Sciamanna, Luca Cardone, Filippo Strang ed Ettore Pistolesi si sono poi rivelati indispensabili per rendere il sound ancor più pieno e variegato.

L’obiettivo prioritario è stato quello di ampliare la gamma delle influenze, tanto che il secondo capitolo dell’avventura Black Tail – accanto al già sperimentato concentrato di Elliott SmithSparklehorse (“Spider/Galaxy” è Mark Linkous allo stato puro) e Jeff Tweedy – mostra evidenti tracce di Beatles versante Harrison (per la brillantezza del pop, ascoltare per credere la conclusiva “Sycamore”), Teenage Fanclub (per l’inquietudine indie), Pavement (per l’atteggiamento lo-fi e le chitarre mai scontate, vedi “Text Walking Lane”) e Grant Lee Buffalo (per lo sguardo sulle grandi praterie americane).
Rispetto all’esordio questa volta c’è molta più luce che viene lasciata entrare dalle finestre e meno introspezione da sad songwriter: i nuovi gioielli hanno un rotondo passo alt-rock e si intitolano “Downtown” e “Wild Creatures”, ma non viene certo dissipata l’attenzione per i temi più tenui, e fra questi “A Fox” è il brano da stringere forte a sé, con materna protezione.

L’album ha il passo dei grandi classici, e fra queste nove cavalcate di rock gentile, rese con garbo anche quando i nostri decidono di mostrare le unghie, ognuno potrà scegliere la prediletta da coccolare e mandare in loop nel lettore.
Il lungo inverno che ci attende sarà più dolce se vissuto nella consapevolezza che presto, molto presto, il sole là fuori tornerà a scaldarci il cuore: dondoliamoci serenamente in veranda assaporando il trascorrere del tempo con un sigaro, un bicchiere di bourbon e le canzoni dei Black Tail messe fra uno “Sky Blue Sky” e un “Mighty Joe Moon“.

(20/09/2017)

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