Intervista ai TSTT su Rockit! (Mastering Online, Mix Online, Studio di Mastering)

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Le munizioni noise dei Tiger! Shit! Tiger! Tiger!
31/01/2017 di

I Tiger! Shit! Tiger! Tiger! sono tornati a 3 anni di distanza dall’ultimo album con un disco che ne è il completamento: brani brevi e dritti che finalmente trovano la giusta misura tra le divagazioni shoegaze e le cannonate a lunga gittata di noise, con tanti riferimenti alla sfera del personale, ma anche alle serie tv e alla musica che la band ha più amato. Ci siamo fatti raccontare il nuovo “Corners” direttamente da loro.

album Weird Times - Tiger! Shit! Tiger! Tiger!

Ciao ragazzi, e bentornati! Qualche giorno fa è uscito il vostro nuovo disco “Corners”, che mostra una decisa maturazione artistica rispetto al precedente album. Raccontateci com’è nato.
Nicola: “Corners” è nato inizialmente dalla voglia di dare continuità ad alcune basi che avevamo posto con il disco precedente. Pensavamo che quello fosse il nostro punto di partenza; avevamo lavorato sodo per raggiungere un suono maturo e che ci rappresentasse. E così è stato nella prima fase di composizione… poi però ci siamo accorti che stava emergendo qualcosa di diverso: i nuovi pezzi assumevano una struttura più regolare, meno dispersiva rispetto al precedente album e anche il suono, riuscivamo ad addomesticare l’impatto noise senza però perdere la nostra identità. Da questo punto di vista “Corners” è il nostro lavoro più maturo.

Anche questa volta avete optato per la scelta della presa diretta per la registrazione dei pezzi. Questo fa in modo che poi dal vivo il vostro sound riesca a rimanere abbastanza puro e fedele al disco?
Nicola: è proprio così, l’impatto live che ci caratterizza vogliamo riprodurlo anche in studio. Non vogliamo nemmeno che chi ci ascolta abbia di fronte due band diverse, quella in studio e quella sul palco. Nonostante ciò abbiamo cominciato ad apprezzare anche un altro tipo di lavoro, più meditato e riflessivo, fatto di sovraincisioni e registrazioni separate degli strumenti. È stata un’esigenza naturale e riconducibile al percorso di crescita e maturità di cui parlavamo sopra.
Diego: la scelta di registrare al Vdss non è stata un caso in quanto condividiamo la stessa concezione di suono. Siamo fieramente una band in bassa fedeltà, nel suo significato più potente e sincero anche se rispetto agli esordi siamo migliorati come musicisti. Quasi tutto quello che mi piace e con cui sono cresciuto, penso a Sonic Youth e Dinosaur Jr, hanno prodotto dischi seminali nei primi anni di vita perché hanno generato un sound vivo e pulsante che li ha contraddistinti per l’intera carriera. Un suono vero e non patinato come viene richiesto a un disco radio-friendly. Ho quasi pianto quando i Pavement cambiarono con “Terror Twilight”, era come se avessero perso l’innocenza, nonostante la capacità di scrivere ancora grandi, grandissime canzoni. Non possiamo assolutamente fuggire da questa attitudine. Con un disco registrato diversamente avremmo non solo mentito a noi stessi ma anche a chi ci segue.
Giovanna: è l’approccio che preferiamo. Rimanere fedeli a quello che siamo è importante, ma soprattutto è quello che sappiamo fare. Quindi oltre a una questione di gusto nella scelta del suono, c’è anche la volontà di imprimere su disco quello che siamo poi realmente sul palco.

Il disco precendente ruotava attorno al tema della giovinezza, nella sua accezione più rabbiosa e tormentata. Qual è il messaggio centrale che avete voluto racchiudere in “Corners”?
Nicola: “Corners” è un album incentrato su una prospettiva relativista. Gli angoli esprimono una visione relativa della realtà riconducibile al punto di vista di ciascuno. Ognuno dunque può idealmente riconoscersi nella dimensione sonora e lirica dell’album. Per questo motivo abbiamo cercato di limare gli aspetti un po’ più intransigenti di “Forever Young”, per rendere il nostro linguaggio più diretto e regolare.

Dai testi vengono fuori un sacco di momenti malinconici, a tratti nostalgici, mescolati a sensazioni rabbiose e alla voglia di scappare via lontano. Penso a brani come “Teen Fever”, “Sacramento”, “Weird Times”, ma anche a “Girls” con il suo testo breve ma efficacissimo. Quanto c’è di personale in questo disco?
Diego: Ogni brano ha una storia a sé. A volte la musica è talmente personale che risulta davvero difficile spiegarla. Nella fattispecie “Teen Fever” è liberamente tratta da un fatto accaduto a Isaac Brock dei Modest Mouse, quando dopo una sbronza si è addormentato sui binari del treno. In “Shameless” il protagonista è Lip Gallagher della omonima serie tv, ma forse sotto sotto me la sono dedicata. “Girls” l’ha scritta Giovanna in un momento particolare della sua vita. “Sacramento” è una città californiana, un road trip da sud a nord, un viaggio fatto mentalmente per incontrare l’ultima grande band psichedelica del pianeta come nel pezzo “Unfair” dei Pavement. O forse no.
Giovanna: In “Corners” ognuno di noi ha messo dentro un po’ di bagaglio personale, anche in base a un preciso momento di vita vissuta. Ci sono i nostri sogni a occhi aperti, riferimenti a band che abbiamo amato, viaggi psichedelici, ma anche tanta quotidianità. Sentimenti contrastanti: partenze, dolori, rabbia, euforia.

In “Forever Young” c’erano pezzi molto lunghi, mentre in “Corners” solo “Sacramento” si avvicina ai cinque minuti. Una scelta che mira a far assorbire i pezzi in maniera più semplice, oppure è un riavvicinamento allo stile di “Be Yr Own Shit”, il vostro primo album?
Diego: sono tre dischi totalmente diversi, scritti in momenti differenti delle nostre vite. “BYOS” era una scheggia impazzita. Noi tre in sala prove che affrontavamo il metterci alla prova con un disco di 20 minuti venuto alla luce solo grazie all’entusiasmo e alla passione di Luca di To Lose La Track. “Forever Young” era una cavalcata sonica continua, caos e disordine in doppia fila al servizio della melodia. Forse per come sono stati strutturati i brani, “Corners” si avvicina al nostro precendente ep “Whispers”, molto più dritto e regolare.
Nicola: “Corners” da questo punto di vista è forse una sintesi, il raggiungimento di un equilibrio tra i due estremi opposti di “Be yr own shit” e “Forever young”. È l’album con cui forse ci siamo confrontati di più con noi stessi, con chi siamo o vogliamo essere musicalmente.
Tra i pezzi di “Corners” mi ha convinto moltissimo “Teen Fever” per il suo sound che inizialmente si assesta sull’indie rock più attuale e poi è in grado di decollare verso lo shoegaze, un vero e proprio muro sonoro. Se dovessi chiedervi quali sono i tre brani che non vedete l’ora di suonare dal vivo quali scegliereste, e perché?
Giovanna: “Silver”, mi carica e sono emotivamente legata a questo pezzo. “Teen fever”, perché è epico sull’apertura. “Holidays”, perché mi sembra di essere già in primavera.
Diego: “Teen Fever” è il mio preferito. Poi “Blowing” e “Shameless”.
Nicola: “Silver” per il riff iniziale di chitarra e per il modo in cui si incastrano basso e chitarra nell’assolo centrale, è una combinazione melodica che mi smuove dentro. “Teen Fever” per la potenza che acquista nella seconda parte, quella più strumentale. Inizialmente non era tra le mie preferite nel live, ma poi ho capito che sul palco è come se tutti e tre salissimo su un carro armato sonico dotato di munizioni noise. “Holidays” mi ricorda molto l’atmosfera dei giorni in studio in cui si respirava una positività che raramente abbiamo provato tra di noi, specialmente quando registriamo.

La copertina è un elemento che spesso determina anche il livello di curiosità nell’ascolto di un disco. In anni passati avete lavorato con Baronciani, stavolta avete optato per una scelta diversa, una foto di Giulia Mazza. 
Giovanna: Amiamo i lavori di Giulia da sempre. Sia nella musica che nella fotografia sa esprimere bene quell’immaginario che ci appartiene. Volevamo una foto per questo disco e la scelta ovvia per noi è stata subito lei. In effetti l’immagine scelta, che è stata scattata a El Paso, Texas, nel 2011, è un po’ il corrispettivo iconografico di quello che c’è dentro “Corners”, a partire dal titolo. Un non-luogo, visto da una certa prospettiva, dove all’apparenza regna il caos ma che allo stesso tempo ti dà la sensazione che ogni cosa sia al suo posto, esattamente dove deve stare.

Anche quest’anno siete stati scelti per partecipare al SXSW ad Austin, in Texas. Per una band, quali sono i vantaggi dell’essere presenti ad un evento del genere? 
Diego: Non abbiamo mai potuto far tour lunghi per varie ragioni, nonostante alcune proposte concrete e dovendo scegliere contenendo i costi siamo andati ogni volta che si è presentata l’opportunità. È un festival quasi unico, ti permette di incontrare molta gente del settore e promuovere la tua musica facilmente.”Whispers” dopo la sua uscita è passato alla BBC, in molte college radios ed è finita in una serie tv (che tra l’altro è in lavorazione). Ti catapulta in un attimo in una dimensione parallela, dall’altro lato della “cosa” che solitamente ognuno di noi vive da spettatore.

 

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